Bombardare la proteina Nsp15 del virus che fa paura al mondo: l’ipotesi americana

di Stefania Elena Carnemolla

 

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SARS-CoV-2

Si chiama Nsp15 ed è una proteina del SARS-CoV-2, già nCoV-2019, chiamato fino a poco tempo fa virus di Wuhan, la megalopoli cinese dove si sono registrati i primi casi, e responsabile della sindrome che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha battezzato COVID-19. Mentre i ricercatori s’interrogano sull’origine di un virus mai visto prima nell’uomo e su come abbia potuto attaccare le cellule umane, è partita la corsa alla ricerca di un vaccino, al momento in cantiere ce ne sarebbero una trentina, nonché di soluzioni per un bombardamento farmacologico.

 

Negli Stati Uniti un team di ricercatori della University of Chicago, dello Argonne National Laboratory, della Feinberg School of Medicine della Northwestern University e della Riverside School of Medicine della University of California, hanno avanzato l’ipotesi secondo cui i farmaci precedentemente in via di sviluppo per la SARS, la sindrome acuta respiratoria grave causata da un coronavirus e registratasi per la prima volta in Cina nel novembre del 2002, potrebbero essere efficaci anche contro il SARS-CoV-2. “La proteina Nsp15 è stata studiata nella SARS come bersaglio per lo sviluppo di nuovi farmaci, ma questo lavoro non è mai andato molto lontano perché l’epidemia di SARS è scomparsa e lo sviluppo di tutti i nuovi farmaci s’è interrotto. Alcuni inibitori erano stati identificati ma non si sono mai trasformati in farmaci. Proprio gli inibitori sviluppati per la SARS potrebbero ora essere testati contro questa proteina” spiega Karla Satchell, microbiologa statunitense membro della American Association for the Advancement of Science, prima ricercatrice del Center for Structural Genomics of Infectious Diseases, nonché docente di Microbiologia e Immunologia alla Feinberg School of Medicine della Northwestern University.

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la proteina Nsp15 mappata in 3D

In un primo momento, spiega, invece, il professor Andrzej Joachimiak della University of Chicago, si pensava che questa proteina, conservata nei coronavirus ed essenziale per il loro ciclo di vita e virulenza, partecipasse alla replicaziona virale, mentre ora s’è scoperto che aiuta il virus a replicarsi interferendo eventualmente con la risposta immunitaria dell’ospite.

 

La proteina Nsp15 del nuovo coronavirus, che i ricercatori hanno mappato grazie a un modello in 3D, è identica per l’89% a quella del coronavirus della SARS. Considerato che gli studi sul virus della SARS pubblicati a partire dal 2010 hanno rivelato che l’inibizione della proteina Nsp15 può rallentare la replicazione virale, questo oggi dà nuove speranze ai ricercatori, con la proteina identificata ora come potenziale bersaglio. La mappatura della struttura proteica 3D del virus consentirà, infatti, di capire come interferire nella replicazione del patogeno nelle cellule umane. L’idea è quella degli inibitori che possano agire come una chiave inglese chimica che s’infili nel meccanismo del virus, inceppandolo.

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la proteina Nsp15 mappata in 3D

Lo studio è stato finanziato dal National Institute of Allergy and Infectious Disease, uno dei centri e istituti di ricerca dei National Institutes of Health, agenzia del Department of Health degli Stati Uniti.