Gesti quotidiani per salvare il pianeta

di Stefania Elena Carnemolla

Periodicamente davanti a disastri e calamità naturali l’opinione pubblica s’interroga sul futuro del pianeta. È accaduto con gli incendi in Amazzonia e con quelli, più recenti, in Australia. Preoccupano anche gli effetti delle emissioni di CO2, gli inquinanti, il clima che cambia. In questo contesto chi può, cerca una soluzione, come Refurbed, una start-up tedesca del riuso hi-tech fondata da Peter Windischhofer, Kilian Kaminski e Jürgen Riedl e sbarcata anche in Italia. Davanti alle fiamme che divoravano ettari di foresta australiana Refurbed ha avviato una campagna in collaborazione con One Tree Planted per dare la possibilità, a chi acquista sulla sua piattaforma un prodotto hi-tech rigenerato, di piantare un albero in Australia, Madagascar, Nepal e Haiti. Nel lanciare la campagna i fondatori di Refurbed hanno spiegato d’impegnarsi personalmente nella vita quotidiana per ridurre al minimo il loro impatto ambientale utilizzando sul lavoro e nel privato prodotti rigenerati e andando al lavoro in bici o con i mezzi pubblici.



Tra emergenza e negazionismo climatico via YouTubejpg


5 REGOLE PER SALVARE IL PIANETA

Per proteggere il pianeta da stress e inquinamento Refurbed ha pensato a cinque regole. La prima: è importante cambiare la propria alimentazione riducendo il consumo di carne, mangiando prodotti di stagione, meglio se a Km 0 per ridurre l’impatto ambientale delle serre e le emissioni dovute al trasporto. La seconda: non lasciarsi tentare dalle mode e dall’industria del fashion con abiti gettati via - spesso non smaltiti correttamente - per fare subito posto ad altri, da qui il consiglio di acquistare solo ciò di cui si ha veramente bisogno. La terza: ridurre l’uso di oggetti monouso e di quelli con troppi imballaggi, quindi rifornirsi, portando da casa un contenitore, in negozi dove si vendono prodotti sfusi. La quarta: no a fumo e droghe, dannosi non solo per la salute ma anche per l’ambiente. Un esempio sono i mozziconi di sigaretta che impiegano “moltissimi anni per decomporsi” o i laboratori che processano la cocaina e che ogni anno, secondo uno studio americano, spiega Refurbed, riversano nel suolo della regione delle Ande “10 milioni di litri di acido solforico, 16 milioni di litri di etere etilico e 8 milioni di litri di acetone”. La quinta: optare, quando possibile, per prodotti rigenerati con prestazioni “equiparabili” a quelli nuovi e venduti a prezzi inferiori: “Risparmierete” spiega Refurbed “e avrete tolto dalla discarica un oggetto inquinante”, mentre in caso di elettrodomestici scegliere sempre quelli di classe energetica A+++.

Detersivi alla spina  Utopiajpg

Refurbed è, infatti, consapevole che molte persone smaltiscono i rifiuti, in particolare i RAEE, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, in maniera scorretta gettandoli nell’indifferenziata, immettendo, così, nelle comuni discariche “qualcosa che può avere effetti tossici ed estremamente nocivi”, laddove liberarsi di un RAEE può anche voler dire liberarsi di qualcosa di prezioso. “I RAEE” spiega, infatti, Refurbed “possono, invece, essere rigenerati e tornare a nuova vita, garantendo ottime prestazioni equiparabili ai prodotti nuovi, oppure se ne possono recuperare importanti elementi come rame, zinco e persino oro e argento”.

I PIRATI DEI RAEE

I RAEE sono da tempo un grande business tanto da essere al centro di traffici illeciti su scala internazionale, di sfruttamento dei lavoratori, in gran parte minori dei paesi sottosviluppati o in via di sviluppo, mentre se mal gestiti possono costituire una fonte di inquinamento ambientale. I fenomeni di illegalità si registrano durante la raccolta, la gestione e il riciclo tanto da rendere necessarie attività di prevenzione e di contrasto. Diversi i dossier sul fenomeno come I pirati del RAEE, dossier del 2014 di Legambiente e CdC RAEE, il centro di coordinamento RAEE, con i pirati accusati di sottrarre al sistema virtuoso il 70% dei rifiuti. 


China: Streamlining Electronic Waste

CANNIBALIZZAZIONE DEI RAEE

Altro fenomeno, e che provoca danni ambientali ed economici, è la cannibalizzazione che consiste nella sottrazione di parti e apparecchiature di maggiore valore economico. Secondo un’indagine di ASSORAEE, l’associazione recupero apparecchiature elettriche ed elettroniche, ed EERA, l’associazione europea dei riciclatori di apparecchiature elettroniche, la cannibalizzazione sottrae agli impianti italiani circa 19 mila tonnellate di materie riciclabili causando perdite superiori ai 14 milioni di euro l’anno e circa 170 milioni in ambito europeo.

SMALTIRE I RAEE

Come smaltire, allora i RAEE? L’Unione Nazionale Consumatori raccomanda, ad esempio, di non gettarli mai nell’indifferenziata; di non abbandonarli nell’ambiente; di non dimenticarli in casa; di portali alle isole ecologiche – chiamate anche centri di raccolta, piattaforme ecologiche, eco-centri, riciclerie – più vicine, ricordando che si tratta di strutture allestite dagli enti locali per la raccolta differenziata delle diverse tipologie di rifiuti urbani, fra cui i RAEE; di chiedere al proprio Comune o alla società che effettua per conto del Comune i servizi di gestione dei rifiuti urbani il ritiro a domicilio dei RAEE ingombranti.

Fine vita elettronica di consumo  e-Stewardsjpg

 



Il testo qui riprodotto è parte dell’articolo “Gesti quotidiani per salvare il pianeta: dal cibo alla moda, dal fumo ai rifiuti elettronici” pubblicato su Tiscali – Ambiente il 7 febbraio 2020.