I marinaretti di Genova

di Stefania Elena Carnemolla

 

Il professor Nicolò Garaventa, che nell’Ottocento, a Genova, insegnava matematica nel Civico Liceo Ginnasio Andrea Doria, aveva l’aspetto di un dandy. Passeggiava sempre tutto impettito, stretto nel suo frac, facendo roteare il bastone e aggiustandosi di tanto in tanto il lucido cilindro. Parlava con alcuni operai quando, un giorno, gli s’avvicinò un fanciullino ricoperto di soli cenci: “Elemosina, signore” riuscì a dirgli mentre gli allungava la mano. Garaventa fu mosso a compassione. Quel giorno camminò a passo spedito per strade e caruggi, turbato. Non passò molto perché prendesse a raccattare i reietti della Genova dei bassifondi, quelli che nessuno aveva amato né potuto accudire, figli di povera gente, di prostitute, di avanzi di galera. Per loro costruì una baracca sulla spianata dell’Acquasola e un grande dormitorio, li vestì e diede loro da mangiare, fino a quando non pensò di rieducarli, allontanandoli dalla terraferma.

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Marinaretto della Garaventa © Delcampe


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Nave Scuola Garaventa © Stefano Finauti_Genovacards 


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Nave Scuola Garaventa © Stefano Finauti_Genovacards 

Anni prima la Regia Marina aveva radiato la corazzata Andrea Cappellini, che donò a Garaventa perché a bordo di quella potesse continuare la sua opera rieducativa fondata sulla vita marinara e l’insegnamento morale e religioso. Nel 1883 la nave venne ormeggiata a una banchina del Molo Vecchio. La scuola di bordo comprendeva tre sezioni, fra cui quella per gli allievi destinati alle flotte private e alla Regia Marina. Una sezione della nave scuola venne, invece, fondata a Milano, vicino al Castello Sforzesco, su una nave in legno.

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Nave Scuola Garaventa © Stefano Finauti_Genovacards 


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Nave Scuola Garaventa © Stefano Finauti_Genovacards


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Nave scuola Garaventa nel 1934 © Wikipedia

L’istituzione voluta da Garaventa rimase in vita per quasi un secolo, tante, le navi impiegate, Andrea Cappellini, Daino, Sebastiano Veniero, Caprera, Crotone, tra queste il Caprera venne affondato durante il secondo conflitto mondiale a seguito dei bombardamenti su Genova, ciò che causò la perdita dell’archivio di bordo.

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Nicolò Garaventa con alcuni garaventini in un dipinto di Domingo Motta © Enrico Gallerie