Quando la fiaccola olimpica viaggiò a bordo della nave scuola Amerigo Vespucci

Il 18 agosto del 1960 la nave scuola Amerigo Vespucci della Marina Militare giunse a Siracusa. Arrivava dalla Grecia, dove aveva imbarcato la fiaccola destinata ai Giochi Olimpici, quell’anno a Roma.

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La nave scuola Amerigo Vespucci della Marina Militare al largo di Siracusa proveniente dalla Grecia

L’itinerario della fiaccola interessò la Grecia e la Roma Imperiale con l’attraversamento della Magna Grecia. Nel 1956 il Coni aveva istituito il Comitato Fiaccola Olimpica cui affidare l’organizzazione della staffetta e il reclutamento dei tedofori. Per il viaggio della fiaccola dalla Grecia all’Italia venne escluso il tracciato terrestre da Trieste a Roma attraverso i Balcani, giudicato troppo lungo e poco originale, nonché quello via mare dalla Grecia a Brindisi, mentre l’attraversamento dei luoghi della Magna Grecia avrebbe consentito di rispettare lo spirito olimpico e caratterizzare, con il congiungimento dei due poli della civiltà classica, l’edizione romana dei Giochi. Il 27 maggio del 1958 venne, pertanto, deciso lo sbarco della fiaccola a Siracusa, mentre per il suo trasporto dalla Grecia alla Sicilia venne scelta, nel 1959, ciò che sarebbe coinciso con la sua crociera di addestramento estiva, la nave scuola Amerigo Vespucci.



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L’itinerario della fiaccola olimpica dalla Grecia all’Italia


Il 12 agosto del 1960, nel Tempio di Zeus, a Olimpia, l’attrice greca Aleka Katseli, vestita da antica sacerdotessa, rivolse, circondata da vestali, la sua preghiera alla divinità affinché i “raggi di Febo” accendessero la “sacra torcia”. La sacerdotessa, quindi, frappose una lente fra la torcia e il sole, attizzando il fuoco in un vaso classico greco, portato poi in processione fino al Tempio di Hera, dove la sacerdotessa consegnò una seconda fiaccola al primo tedoforo, l’atleta greco Penaghiotis Epitropolous.


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L’attrice greca Aleka Katseli consegna la fiaccola olimpica al tedoforo Penaghiotis Epitropolous

La staffetta, organizzata dal Comitato Olimpico greco, toccò Pyrgos, Patrasso, Corinto, Megara, Eleusi, Atene. Qui, il 13 agosto, nello Stadio Panathinaiko, un tedoforo consegnò la fiaccola al principe Costantino di Grecia.


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Il principe Costantino di Grecia riceve la fiaccola olimpica da un tedoforo


Da Atene la fiaccola raggiunse il porto di Zéas, nel Pireo, dov’era all’àncora la nave scuola Amerigo Vespucci. Nella notte greca una baleniera con alcuni cadetti dell’Accademia Navale di Livorno s’accostò alla nave italiana, dove la fiaccola venne issata a bordo da Giulio Francardi e dove il fuoco d’Olimpia, vegliato a turno, arse giorno e notte su un tripode del cassero.


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Sulla nave scuola Amerigo Vespucci un cadetto della Marina Militare accende il tripode con il fuoco d’Olimpia


La Amerigo Vespucci giunse a Siracusa con la sacra fiamma che ancora ardeva nel braciere e subito le andarono incontro due corvette, che la scortarono fino alla rada, poco vicino Fonte Aretusa. Sulla Baionetta, la stessa su cui il re Vittorio Emanuele III s’era imbarcato dopo l’8 settembre del 1943 per Brindisi, si trovava Angelo Nizza, inviato del quotidiano La Stampa di Torino. “L’incontro fra i mezzi di scorta e il gigantesco veliero scuola, che aveva messo alla cappa in alto mare” scriverà nella sua corrispondenza da Siracusa “è stato quanto mai suggestivo! Sul ponte il comandante, capitano Manca di Villahermosa, tutti gli ufficiali e l’equipaggio si tenevano schierati. Attorno al tripode stava sull’attenti il picchetto d’onore. Ha subito avuto inizio l’operazione di bordeggio e tutta la velatura del Vespucci ha preso il vento. Nell’aria della sera, lo spettacolo del tre alberi a vele spiegate, recante a poppa l’alto tripode fiammeggiante, aveva qualcosa di magico. L’Amerigo Vespucci è giunta poco più tardi nella rada di Siracusa, dove ha gettato le ancore davanti a una folla plaudente e strabocchevole che si accalcava sui moli. Un cadetto, allievo dell’Accademia di Livorno, ha recato a terra, su una lancia a remi, la fiaccola, ed il sindaco di Siracusa, ha acceso la face posta su un tripode. Il fuoco olimpico ha così iniziato la sua marcia verso Roma, mentre risuonavano le campane e le sirene del porto e salivano nel cielo i fuochi di artificio”.


In Sicilia, dopo l’accensione del braciere, primo tedoforo sarebbe stato l’arbitro di calcio Concetto Lo Bello. La fiaccola arrivò a Roma la sera del 24 agosto, dove arse tutta la notte su un tripode del Campidoglio. Il 25 agosto, allo Stadio Olimpico, otto atleti consegnarono la bandiera con i cinque cerchi ad alcuni marinai. Il simbolo dei Giochi olimpici venne allora issato su un pennone, mentre tutte le campane di Roma risuonavano a festa. L’ultimo tedoforo, Giancarlo Peris, vincitore quell’anno dei campionati studenteschi di corsa campestre della Provincia di Roma, arrivò poco dopo. Dopo un giro di campo, s’avvicinò al tripode accendendo il fuoco nel grande braciere. Su un podio il discobolo Adolfo Consolini poteva ora pronunciare il Giuramento degli Atleti, reggendo con la mano sinistra un lembo della bandiera italiana.


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Il discobolo Adolfo Consolini legge il Giuramento degli Atleti allo Stadio Olimpico di Roma