Ugo Grozio e la libertà dei mari

di Stefania Elena Carnemolla

 

ciascuno è libero, per il diritto delle genti, di viaggiare sul mare in quei luoghi e presso quelle Nazioni che a lui piaccia”

(Ugo Grozio)

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Ritratto Ugo Grozio Autore Michiel Jansz. van Mierevelt, 1631

Una premessa

Mare e diatribe marinare, come il Mediterraneo insegna, ad esempio, l’oggi, sempre più insicuro e al centro di accese dispute tra chi lo vorrebbe sicuro e chi al centro di traffici illeciti. Il mare è stato sempre conteso e spesso con arroganza come quella volta in cui gli Olandesi catturarono una caracca portoghese con un ricco carico dalle parti di Singapore, rivendicando contro le potenze iberiche e difesi da Ugo Grozio il diritto di preda contro chiunque si fosse opposto alla libera navigazione. Trascorsi i secoli quell’episodio non ha mai cancellato l’onta di pirateria di cui a giudizio di molti si macchiò la Compagnia Olandese delle Indie Orientali.

 

La prima traduzione italiana del Mare Liberum di Ugo Grozio, un classico della storia delle relazioni internazionali, è quella pubblicata a Firenze nel 1933 da Le Monnier, forse la stessa apparsa in fascicoli fra il 1931 e il 1932 su un bollettino di ex allievi del Regio Istituto Superiore Cesare Alfieri. Nel 2007 l’editore Liguori di Napoli ha riproposto l’opera con testo latino del 1633, traduzione italiana di Franco Longobardi e introduzione di Francesca Izzo sul pensiero giuridico di Grozio, sulla genesi e fortuna del Mare Liberum fino alla sua riscoperta durante la Prima Guerra Mondiale e i suoi rapporti con la Convenzione di Montego Bay del 1982 sul Diritto del Mare.

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Poster Mare Liberum ispirato all’opera Mare Liberum del 1609. Artista/Designer: JB Heukelo/S. van Looy, stampatore: Van Dieperink & Co, anno: 1915, misure: 500 x 700 mm, tecnica: litografia, lingua: olandese, latino

Il Mare Liberum non è uno scritto a sé, trattandosi del dodicesimo capitolo del De jure predae commentarius con cui Grozio aveva difeso la Compagnia Olandese delle Indie Orientali giustificandone la cattura di una nave dalle parti di Singapore. Il 25 febbraio 1603 (non già nel 1602 come riferito nell’edizione Liguori) Jakob van Heemskerk, a capo di una flotta di Amsterdam, aveva costretto alla resa la Santa Catarina, una caracca portoghese trasportante un ricco carico d’oro, sete e porcellane. Il bottino, rivenduto in Olanda, avrebbe fruttato alla Compagnia cifre esorbitanti. Nel 1604 la Corona spagnola - s’era ai tempi dell’unione tra Spagna e Portogallo sotto lo stesso scettro - intentò contro di essa una causa con un processo tenutosi ad Amsterdam. Grozio, in rapporti di parentela con Jakob van Heemskerk, fu convocato come consulente legale affinché davanti all’Ammiragliato olandese difendesse la legittimità della cattura della nave e del suo carico.

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Il manoscritto del De jure predae commentarius rimase sconosciuto fino al 1864, quando, cioè, fu battuto ad un’asta di carte e documenti della famiglia de Groot e pubblicato quattro anni dopo. Nel Seicento fu pubblicato solo un capitolo, era infatti il 1609 quando l’editore Elzevier di Leida stampò in forma anonima il Mare Liberum sive de jure quod Batavis competit ad indicana commercia dissertatio, cui nel 1625 il portoghese Seraphim de Freitas avrebbe opposto il De Justo Imperio Lusitanorum Asiatico. Era l’epoca delle grandi rotte commerciali fra l’Europa e le terre d’oltreoceano con Portoghesi e Spagnoli a rivendicare il controllo dei mari alla luce di presunti diritti di occupazione, scoperta e donazioni pontificie, ciò che Grozio confuterà aizzandosi contro la Scolastica spagnola del domenicano Francisco de Vitoria e del giurista Fernando Vásquez de Menchaca, suo allievo a Salamanca.

 

Per Grozio il mare così come l’aria non poteva essere oggetto di dominio, da qui la legittimità della guerra sul mare e l’esercizio del diritto di preda contro chiunque si fosse opposto alla libera navigazione chiudendo le vie di comunicazione e intralciando il commercio, distributore di beni, promotore dell’amicizia fra i popoli e scudo contro le indigenze. Nel Mare Liberum le argomentazioni di natura filosofica nascondevano, tuttavia, ragioni di carattere pratico come l’esigenza da parte della nascente Monarchia olandese di contrastare le pretese di Portoghesi e Spagnoli circa un loro presunto diritto sovrano sugli oceani. Ai primi del Seicento il concetto di mare libero assumeva, pertanto, i contorni di affare di Stato di grande importanza da cui far dipendere le sorti del commercio su vasta scala.